Guerra ed estinzione: seconda parte

La razza umana è sull’orlo dell’estinzione?

Dopo la “pandemia” ora la guerra. Cosa ha in serbo per noi il futuro?

Come detto nella prima parte dell’articolo, che puoi leggere qui, dopo due anni di pandemia ora incombe l’incubo della guerra. Forse anche l’incubo dell’estinzione. Tutti preoccupati che questa guerra possa arrivare anche in Italia e portare quella morte e distruzione che, a quanto pare, due anni di dilagante pandemia, non ha portato.

Eh si perché girando in auto per le strade oggi, trovo lo stesso traffico di due anni fa; non è cambiato nulla. La sola differenza che posso notare è che le persone sembrano molto più nervose, agitate, arrabbiate, pervase d’ira e quasi incapaci di ragionare. In molti casi sembrano aver perso la loro empatia, la loro “umanità”.

rabbia e nervosismo al volante, come nei rapporti umani

Appare chiaro a tutti, comunque, che qualcosa nella vita dell’uomo è cambiato rispetto al 2019. L’essere umano, o almeno l’italiano medio, è oggi molto diverso da com’era due anni fa. Pieno di cicatrici. Non fisiche, ma emotive e spirituali. Direi animiche (dell’anima).

Ogni ritmo si è accelerato in maniera esponenziale fino a diventare frenetico. La qualità del lavoro è generalmente degradata senza considerare tutti quei servizi “statali” che sono semplicemente scomparsi.

Effettivamente, la sensazione che circola tra la gente è riassunta bene in poche parole: “non se ne può più“. Ma di cosa non ne possiamo più?

Di noi stessi, del nostro modo di vivere, completamente scollegato dalla natura e dagli dei, e dalla materia che ha spento e soffocato ogni scintilla spirituale. Ed è innegabile che oggi il ritmo e le modalità di lavoro ci consumano. Ma non consumano i nostri corpi, come accadeva nei lavori faticosi dei tempi passati. Ci consumano mente, anima e spirito.

Tutta questa accelerazione, questo stress, questo dover calcolare e prevedere gli andamenti futuri che ci impedisce, tra il resto, di vivere il presente, sono davvero degli ottimi indicatori di un tempo che si sta esaurendo, di un ciclo che termina, di una razza che ha fatto il suo corso. E lo sappiamo bene cosa accade in natura quando una cosa non serve più e diventa inutile: la natura stessa se ne sbarazza.

Se consideri il tempo non lineare, ma a spirale, è intuitivo capire che se il tempo accelera e diventa frenetico è perché ci avviciniamo al centro della spirale stessa, al suo collasso centrale.

Il tempo a spirale che ci porta verso un centro sempre più concentrato, fino a collassare su se stesso

Come detto nel precedente articolo, l’uomo ha visto numerose estinzioni di massa nonostante la sua memoria storica si fermi all’ultimo diluvio “universale”. E altre ve ne saranno, fino al completamento del compito dell’uomo sulla terra.

Ma cosa si intende per estinzione di massa? Significa forse la fine di tutto il genere umano? Beh è difficile rispondere a questa domanda; forse no. Altrimenti oggi non saremmo qui a scriverne. Un piccolo gruppo si salva sempre. Quello che sparisce definitivamente, invece, sono i modi di pensare, di agire, di essere, di vivere tipici dell’era precedente, quella che ha causato l’estinzione.

Nabucodonosor ed estinzione del genere umano

Ho scritto, in altri articoli, come questa che stiamo vivendo è l’età dell’argilla. Secondo la vicenda narrata dal Re Nabucodonosor, l’ultima delle ere rappresentate dalla grande statua con la testa d’oro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di rame ed infine i piedi di ferro e d’argilla. Ogni parte del corpo descritta in questa statua rappresenta un’era. Noi siamo nell’ultima, l’ultima stagione umana, quella in cui tutto si sgretola, si sfalda. Ma non è chiaro quello che accade dopo. Il sogno del Re non ne fa menzione. Né troviamo scritti di altro genere che ne parlino.

La statua che rappresenta le ere della razza umana.

Se ci lasciamo andare all’immaginazione, potremmo sperare in una nuova età dell’oro. Ricominciare dalla testa della statua. Rivivere una umanità che sia per lo meno cosciente della propria origine e del proprio destino. Una razza umana che torni ad essere collegata con le forze celesti che la generano e la dirigono, ben coscienti del fatto che la terra è la nostra matrigna, è il corpo celeste che ci ospita, ma che le nostre origini sono stellari

Continua nel terzo articolo

Torna alla home page di Astrologia e Benessere

Chi siamo Paolo Cainelli

Paolo Cainelli, appassionato e studioso di Astrologia e Materie esoteriche. Organizza serate e corsi a tema astrologico, realizza amuleti secondo la tecnica e gli insegnamenti egizi, legge i Tarocchi
[instagram-feed]